Ho iniziato a scrivere senza accorgermene, appena agli esordi dell'adolescenza.
Avevo l'urgenza di sfogare certe frustrazioni riguardo i primi innamoramenti e mi sono trovata per caso a scribacchiare su una agenda di similpelle, di quelle che una volta le banche regalavano ai correntisti per Natale.
Poi per puro amore della condivisione - bellissima attitudine dell'adolescenza infantile - ho passato lo scribacchiato ad una amica.
"Scrivi bene", mi disse.
"...ma se per la fretta ho scritto con una calligrafia oscena", risposi, candida e dolce come lo zucchero vanigliato.
Chiarito il fraintendimento, smisi di preoccuparmi della faccenda scrittura, cui mi dedicavo giusto giusto per dovere scolare nelle ore preposte allo svolgimento dei temi.
Poi dopo molti anni e fuori dall'adolescenza, per caso l'urgenza si ripresentò. Più incalzante di una pipì, più totalizzante della fame, ripetendosi a singhiozzo negli anni.
A quel punto però, la mente era già impastoiata di sogni standardizzati, fatti per lo più di successo e soldi, per cui ho pensato bene di tenere ogni scritto a debita distanza dalla possibile diffusione, tanto da aver condannato ogni parola all'ammuffimento da cassetto.
Fino ad oggi. Finalmente mi libero di quei surrogati addizionali che hanno soffocato il sogno sincero: essere letta e riuscire a suscitare una vibrazione, un'emozione.
Per questo ho creato il blog "I SEGRETI DEL NULLA", titolo rubato alla tesi di laurea in pittura a Brera, cui sono molto affezionata perché non c'è nessun mistero che si cela nella vita. Sotto la vita, c'è altra vita, energia in movimento.
Questa libertà è una delle esperienze più belle che ho sperimentato negli ultimi anni.
Buona lettura sul mio nuovo blog I SEGRETI DEL NULLA.
Visualizzazione post con etichetta Daniela Paola Aglione. Mostra tutti i post
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giovedì 4 settembre 2014
martedì 1 ottobre 2013
autunno
Le ombre estive degli anziani
nel parco spazzato dal vento
si domandano nello scuro dei pomeriggi abbreviati
se sarà un altro giugno.
nel parco spazzato dal vento
si domandano nello scuro dei pomeriggi abbreviati
se sarà un altro giugno.
lunedì 5 agosto 2013
Il bacio (2007)
La notte si intreccia,
un rivolo di pensieri scivola sulla
pelle talmente piano fa
male. Troppo il calore, c'è una fiamma stridente, una torre che fonde in punta
di piedi e le ceneri soffiano invisibili tra le nacchere verdi dei
rami, stupenda risata
ma il pensiero è retrattile
quando, dopo nascosto
torna
s'insinua pericoloso
e ancora s'avvolge delizioso tra i
pori
si aggira
velenoso e mortale
i sensi tacciono
il respiro si annulla
quando gli occhi si socchiudono nella
tenebra familiare e scorgono
in piena dilatazione
lo sguardo miete all'infuori
l'immagine di un sapore
e null'altro scoppia ad esistere se
non dentro la vertigine
bugiarda
che riflette
rimanda
e tra il sonno discinto
e una veglia febbrile, surreale
resta l'impronta soffice
resta l'attimo dopo
resta la complessità di un assurdo,
prezioso come la punta dorata dell'emozione avuta in dono
l'oro che gocciola
che lava via
che riimmagina e disegna nel buio un
sè stesso talmente gargantuesco
da finire sopito e silente
nel rossore tardivo
come di piccola bugia svelata
seduta sotto un tramonto acerbo
in attesa che il sole arroventi
l'acqua che slitta sotto i piedi
Un oceano possibile
in cui disciogliere l'intero
arcobaleno dei pensieri
ed avere indietro
dentro la conchiglietta discreta
l'idea della gemma
dal granellino alla perlea saliva.
In fondo è soltanto questo
o è tutto qui...
l'umore dalla bocca disegna una riva
in punta di labbra
la posa su di un granello di sabbia
o polvere
cenere
fuliggine, che importa
ciò che resta, tanto
è sempre e solo
una bellissima perla
Un passo ancora
chiedo solo che tu venga a vedere
quel che accade
quando i carri scivolano sul ponte.
La luna freme al cigolare della ruota
I cavalli trattengono il pensiero della morte.
Il nocchiero scende
e lascia che gli
amanti addormentati
proseguano il viaggio senza testimoni.
quel che accade
quando i carri scivolano sul ponte.
La luna freme al cigolare della ruota
I cavalli trattengono il pensiero della morte.
Il nocchiero scende
e lascia che gli
amanti addormentati
proseguano il viaggio senza testimoni.
giovedì 7 aprile 2011
... y empiezé a sueñar
y empiezè a sueñar
amanecìa, sìn percibirle.
los ojos abiertos tras las heridas de las nubes
pero el sabor era tan dulze de azucar, que no supe alejarme.
las sombras eran calidas de recuerdos
y sìn cuenta del tiempo, me dejè en los sueños, nel silencio
despacio, sìn prisa.
pero el aire era tan ligera, que no supe volar màs allà
era tan facil sentir
que no supe que sentir
y empiezè a quemar, frotandome al lucir del sol.
y no supe que brillar junto a èl.
quedè mi mirada,
luz en las cuevas de mis retinas, hasta hacerme ciega
pero no supe resistir
y no dejè caer mi mirada.
solo entonces
empiezè a ver. Al llegar del blanco.
pero no supe desquerer, y me dejè fascinar.
Era luz, era blanquear, era la visiòn màs bella nunca abrazada.
pero no supe que hacer de mi corazòn asì llenado
y empiezè a gotear.
el corazòn rebozaba, afluiba,
y no supe resistir a su echar, y empiezè a volverme.
y la falta de mi piel me llenaba de gloria y de furor y no supe no helar,
cuando los cielos derrumbaron el pecho, fragmentos boreales, luces de perla.
yo no supe resistir, como nunca sabrè
y empiezè a cancelar....
amanecìa, sìn percibirle.
los ojos abiertos tras las heridas de las nubes
pero el sabor era tan dulze de azucar, que no supe alejarme.
las sombras eran calidas de recuerdos
y sìn cuenta del tiempo, me dejè en los sueños, nel silencio
despacio, sìn prisa.
pero el aire era tan ligera, que no supe volar màs allà
era tan facil sentir
que no supe que sentir
y empiezè a quemar, frotandome al lucir del sol.
y no supe que brillar junto a èl.
quedè mi mirada,
luz en las cuevas de mis retinas, hasta hacerme ciega
pero no supe resistir
y no dejè caer mi mirada.
solo entonces
empiezè a ver. Al llegar del blanco.
pero no supe desquerer, y me dejè fascinar.
Era luz, era blanquear, era la visiòn màs bella nunca abrazada.
pero no supe que hacer de mi corazòn asì llenado
y empiezè a gotear.
el corazòn rebozaba, afluiba,
y no supe resistir a su echar, y empiezè a volverme.
y la falta de mi piel me llenaba de gloria y de furor y no supe no helar,
cuando los cielos derrumbaron el pecho, fragmentos boreales, luces de perla.
yo no supe resistir, como nunca sabrè
y empiezè a cancelar....
venerdì 15 ottobre 2010
15 OTTOBRE 2010 – IDENTITÁ VIOLATE
Il tradimento post moderno passa attraverso la crisi delle identità
Identità professionale, culturale, politica, nazionale violate dalla crisi economica e dal linguaggio politico
Parla di identità civica Salvatore Settis alla giornalista Daniela Minerva nell’intervista su l'Espresso del 13 ottobre «Il premio Nobel Amarthya Sen e diversi economisti hanno ormai dimostrato che la produttività di un Paese si promuove rafforzandone l’identità civica. Che noi abbiamo solidissima proprio grazie alla nostra identità culturale: un senese come un leccese o qualunque cittadino di questo Paese è fiero di essere tale anche per l’enorme e straordinario patrimonio culturale che lo circonda e di cui è parte. Se perdiamo i nostri beni perdiamo la nostra identità».
Alberto Abruzzese, nell’intervista rilasciata il 23 giugno scorso ad House living and business, ha già teorizzato il nostro passaggio da cittadini a spettatori, a consumatori. Eccone una sintesi « La dimensione metropolitana in Italia si raggiunge soltanto negli anni ’80, e la si raggiunge non facendo riferimento al territorio fisico, ma facendo riferimento alla televisione. Cioè il territorio metropolitano in Italia non sarà mai quello fisico, ma invece lo è e lo diventa attraverso la televisione, quando in Italia si forma il regime misto, cioè RAI-Fininvest. (…) Da noi l’esperienza metropolitana è stata un disastro, colpa anche di Istituzioni povere, che è quello che spiega il grande mutamento politico che si determina a partire dagli anni ’90. Gli anni ’90 sono il risultato di questo cataclisma culturale, legato ai consumi, legato al consumo televisivo degli anni ’80. (…) Berlusconi mostra uno stile di valori che corrisponde di più al senso comune delle persone, soprattutto di quegli strati più emblematici della società italiana, del cittadino. Insomma le Istituzioni politico-parlamentari sono fondate sul cittadino, ma la cultura italiana nel suo insieme non si è accorta che progressivamente questo cittadino, non sufficientemente alimentato da un apparato Istituzionale, come accade nella democrazia inglese o americana o in altri paesi, si fa molto di più consumatore, piuttosto che cittadino. Il cittadino in una prima fase si fa spettatore, e questa era una dimensione comunque presente in tutti i sistemi, perché tutti i sistemi moderni hanno avuto un tipo di sovranità che si è servita molto della sua spettacolarizzazione, come del resto è innato nella figura del sovrano, anche quando il sovrano è il leader di un partito… Però invece il salto, il mutamento molto forte è questo passaggio da cittadino-spettatore a consumatore vero e proprio. Il consumatore non ha il senso della storia, non ha il senso dei valori tradizionali, pensa al suo interesse, è molto familista, è legato a passioni, affetti, desideri, ambizioni… . Il consumatore sfugge al linguaggio dei partiti tradizionali, che non a caso si sono disgregati, che non ce la fanno a controbattere, anzi, che costruiscono ancora la forza di affermazione del berlusconismo, la rimpopolano loro, sbagliando il loro linguaggio!».
Abruzzese ha anticipato ciò che più dettagliatamente ha scritto Gustavo Zagrebelsky nel suo articolo "La neolingua del Cavaliere" su La Repubblica del 14 ottobre. Dopo il passaggio cittadino – spettatore – consumatore, ecco l’ultimo: suddito. Nonostante possa sembrare una regressione storica, la sudditanza questa volta è di tipo identitario, la cui matrice si riscontra nell’uso sensuale di un linguaggio ad alta penetrazione grazie all’identità sia del mittente, che dell’”emittente”. Quella televisiva, appunto. Dopo un escursus sulla natura religioso politica de divin gesto di “scendere” in politica, interessante il passaggio chiave sulle identità violate, stavolta quelle giovani (tralasciamo le polemiche sulla scuola di Adro): «L’ idea che la vita politica si basi su un legame sociale che – certamente – implica ma non si esaurisce in benessere materiale, consumi, sviluppo economico, è totalmente estranea al modo di pensare attuale e alla lingua che l’esprime. L’ Italia è “l’azienda Italia” e tutti devono “fare sistema”, “fare squadra” perché possa funzionare. Basterebbe pensare alla politica delle “tre i”, slogan lanciato a suo tempo per sintetizzare il senso delle riforme nella scuola italiana: inglese, internet, impresa. Dalla scuola si bandiva quella cosa così evanescente, ma così importante per tenere insieme una società senza violenza e competizione distruttiva, che è la cultura. La scuola, davvero, si orientava verso il “saper fare”, cioè verso la produzione di “risorse umane” finalizzate allo “sviluppo” dell’azienda e da utilizzare intensivamente fino al limite oltre il quale ci sono gli “esuberi”» cioè si allevano polli da combattimento o da macello o da riproduzione pronti o quasi all’uso (Invito a leggere, per quest’ultimo articolo, la diversa opinione del giornalista, scrittore ed apologeta Alessandro Gnocchi che risponde su Il Giorno del 15 ottobre con il pezzo "La neolingua berlusconiana e l'ossessione di Zagrebelsky").
Se lavoro = identità, allora perdita di lavoro = perdita di identità.
Se la produttività di un Paese si promuove rafforzandone l’identità civica, allora degrado culturale = perdita di identità civica.
Se il passaggio è stato da cittadino a consumatore, allora essere consumatore = perderdita dell’identità storica e dei valori tradizionali.
Se la scuola si orienta verso il “saper fare” e la produzione di “risorse umane”, allora identità individuale = identità professionale.
E la testa del serpente torna a mordersi la coda.
di Daniela Paola Aglione
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giovedì 14 ottobre 2010
OCTOBER 14, 2010 – THE END OF TOMB RIDER
Statute-barred the trial against Marion True, the most loved by tomb Riders
Charged with trafficking of archaeological Italian finds, the Getty Museum’s ex curator is still not the scapegoat
The Italian trial against Marion True, former curator of the Department of Antiquities at the J. Paul Getty Museum (Los Angeles, U.S.A), has abruptly stopped yesterday, Wednesday October 13th, when the Rome court has declared it statute-barred. The charges were illicit trafficking and smuggling of antiquities coming from Italy, pieces obtained for the Getty Museum were also involved, a case without precedent in history. The trial started in 2005 and, during the following five years, the prosecution presented several evidence against the accused one. The first official investigation, on the other hand, began in 2000. Her appointment at the Getty Museum dates back to 1986 and ended in 2005, year of the beginning of the trial. Despite the long duration of the trial, the defence could not present any evidence in her favour. The doubt remains.
The Director of the Indianapolis Art Museum, Maxwell L. Anderson, declared that the trial was truly important to create a sensational precedent, in order to control the acquisition of archaeological finds by the American museums. As a matter of fact, since the ’80, these museums often made use of suspicious strategies to grant themselves ancient pieces. Anderson defined Ms. True a sort of scapegoat that suffered in the name of a very widespread and entrenched practice. Even State Prosecutor Paolo Ferri stated that the trial succeded mostly in changing the habits of several museums in acquiring antiquities of doubtful origins. There are countless museums which, during the years, in exchange for collaborations and loans of works of art, gave back important archaeological finds. Among these, the Getty Museum, which gave back more than 40 pieces.
Maurizio Fiorilli, “the Bulldog” Italian attorney, defined by the Telegraph “scourge of tomb raiders”, who negotiated the return of countless finds from museums all over the world, underlined the duplicity of Marion True’s figure: on the one hand, she made the Getty give back every find wanted by Italy because acquired through robbery or crime – there are about 3.500 objects thus deriving from Francavilla Marittima archaeological site in Calabria – on the other hand, she was faithful to the Getty, for which she obtained a series of finds without seriously analysing their origins. The convention between Unesco members that forbids the importation of “cultural property” dates back to 1970. It was created precisely to prevent the removal of finds from the sites, such as Italy, Greece, but also Egypt and Perù.
The return to the countries of origin should not be considered a concession but a restitution of ill-gotten gains, as Maurizio Fiorilli, who usually goes by plane along with the works of art from abroad to Italy, has always declared. Beyond the Unesco convention, Itally is protected by a law, dating back to Mussolini time, which states that every object found on Italian ground belongs to the Italian state. The law, which matches the article 826 of the Civil Code, states: “The objects of historical, archaeological, paleontological and artistic interest, found in the subsoil by anyone and anyhow belong to the state”. Anyway, the charges pressed against Ms. True are statute-barred. One in 2007 and the other on July 11th 2010. Will the plundering in Italy be over?
di Daniela Paola Aglione – English Version by Diletta De Cristofaro
lunedì 11 ottobre 2010
11 OTTOBRE 2010 – PANSECA SEPPELLISCE CATTELAN
PANSECA SEPPELLISCE CATTELAN, ECCO LA FOTO DELLA TOMBA D’ARTISTA NELL’ISOLA DI IOS
Filippo Panseca torna alla carica con una nuova operazione artistica, l’installazione 10_10_10 ore 10 Isola di Ios, Grecia. La tomba di Maurizio Cattelan posta su quella che si presume essere la tomba di Omero. L’immagine è apparsa oggi su Facebook nella pagina personale di Filippo Panseca; in alto a sinistra c’è un codice QR che serve per avere altre informazioni utilizzando come scanner una camera digitale che ha installato un programma di scansione. Le informazioni, che ci ha fornito lo stesso Panseca, sono: “Filippo Panseca 10_10_2010_La tomba di Maurizio Cattelan nell’Isola di Ios_Occasioni Provvisorie dell’assurdo_Interferenze tra tempo e Spazio_Omero non sarà d’accordo e tu?????????”.
di Daniela Paola Aglione
Leggi la Rassegna Stampa su HOUSE, LIVING AND BUSINESS
Filippo Panseca torna alla carica con una nuova operazione artistica, l’installazione 10_10_10 ore 10 Isola di Ios, Grecia. La tomba di Maurizio Cattelan posta su quella che si presume essere la tomba di Omero. L’immagine è apparsa oggi su Facebook nella pagina personale di Filippo Panseca; in alto a sinistra c’è un codice QR che serve per avere altre informazioni utilizzando come scanner una camera digitale che ha installato un programma di scansione. Le informazioni, che ci ha fornito lo stesso Panseca, sono: “Filippo Panseca 10_10_2010_La tomba di Maurizio Cattelan nell’Isola di Ios_Occasioni Provvisorie dell’assurdo_Interferenze tra tempo e Spazio_Omero non sarà d’accordo e tu?????????”.
di Daniela Paola Aglione
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11 OTTOBRE 2010 – FETISH SOAP
Il sapone di Berlusconi, uno strumento ad arte per… mani pulite
Al Museo d’Arte Contemporanea Migros, Zurigo, esposta la saponetta fatta con grasso di Berlusconi
“Mani pulite” è il titolo dell’opera di Gianni Motta, artista svizzero, datata 2005 ed esposta al Museo d’Arte Contemporanea Migros di Zurigo. La storia (raccontata dallo stesso Motta) vuole che l’artista nel 2004 sia entrato in possesso dell’autentico grasso del Presidente del Consiglio dopo la sua presunta liposuzione addominale presso la clinica Ars Medica di Gravesano, grazie alla donazione di uno dei dipendenti del polo ospedaliero. «Il grasso di Berlusconi – aveva avuto l’ardire di raccontare in quei giorni – puzzava come burro avariato o come vecchio olio per frittura » si legge sul sito di Tio.ch, il web news del Canton Ticino. Già nel 2005 la direzione della clinica si era affrettata a smentire l’operazione di Silvio Berlusconi, mentre Motta si è detto pronto al test del DNA per comprovarne l’origine.
di Daniela Paola Aglione
leggi la Rassegna Stampa su HOUSE, LIVING AND BUSINESS
sabato 9 ottobre 2010
8 OTTOBRE 2010 – WORLDWIDE CENSORSHIP IS GOING ON
Le disavventure di cannibali romantici,
Gesù fa sesso orale?
Donna armata di piede di porco entra nel museo di Loveland e straccia il collage di Enrique Chagoya
How can you desecrate my Lord? (Come potete dissacrare il mio Signore?) Urlava Kathleen Folden, la donna di 56 anni che si è introdotta mercoledì 6 ottobre alle 16.00 nella galleria di Loveland (Colorado, U.S.A.) spaccando con un piede di porco il plexiglass a protezione della litografia dell’artista Enrique Chagoya che ritrae, tra le altre immagini presenti nel collage composto da 3 lunghe strisce piegate, una composizione con il volto di Cristo, un corpo di donna in abiti succinti e in posizione inequivocabile, mentre un giovane intenzionato ne assaggia una coscia. Ai lati le frasi “vietato ai minori di 18 anni” e “orgasmo”. Chagoya, artista e professore alla Stanford University, dichiara di non aver mai ricevuto un’aggressione simile e che comunque la violenza non porta a nulla. Il suo lavoro verte sulla critica alla politica e alla religione, quando queste si rivelano criminose, come ad esempio gli abusi sui minori da parte di preti pedolfili. “The Misadventures of Romantic Cannibals” (2003), esposto all’interno della collettiva “The Legend of Bud Shark and His Indelible Ink”, ha già suscitato le perplessità del consigliere comunale Daryle Klassen, destinataria di migliaia di e-mail di protesta affinché l’opera non venisse esposta adducendo, tra le motivazioni, che i soldi dei contribuenti non dovrebbero essere spesi per offendere la sensibilità dei credenti. Le opere di Enrique Chagoya sono state esposte gratuitamente. Svetlana Mintcheva, direttrice del programma National Coalition Against Censorship ha dichiatato: «Ci sono molti modi per esprimere il proprio disaccordo rispetto alle idee espresse in un’opera d’arte, che non necessitano di andare contro i principi fondanti di questo Paese: la separazione tra Chiesa e Stato e il diritto alla libertà di parola».
di Daniela Paola Aglione
leggi tutta la rassegna stampa su
HOUSE, LIVING AND BUSINESS
Gesù fa sesso orale?
Donna armata di piede di porco entra nel museo di Loveland e straccia il collage di Enrique Chagoya
How can you desecrate my Lord? (Come potete dissacrare il mio Signore?) Urlava Kathleen Folden, la donna di 56 anni che si è introdotta mercoledì 6 ottobre alle 16.00 nella galleria di Loveland (Colorado, U.S.A.) spaccando con un piede di porco il plexiglass a protezione della litografia dell’artista Enrique Chagoya che ritrae, tra le altre immagini presenti nel collage composto da 3 lunghe strisce piegate, una composizione con il volto di Cristo, un corpo di donna in abiti succinti e in posizione inequivocabile, mentre un giovane intenzionato ne assaggia una coscia. Ai lati le frasi “vietato ai minori di 18 anni” e “orgasmo”. Chagoya, artista e professore alla Stanford University, dichiara di non aver mai ricevuto un’aggressione simile e che comunque la violenza non porta a nulla. Il suo lavoro verte sulla critica alla politica e alla religione, quando queste si rivelano criminose, come ad esempio gli abusi sui minori da parte di preti pedolfili. “The Misadventures of Romantic Cannibals” (2003), esposto all’interno della collettiva “The Legend of Bud Shark and His Indelible Ink”, ha già suscitato le perplessità del consigliere comunale Daryle Klassen, destinataria di migliaia di e-mail di protesta affinché l’opera non venisse esposta adducendo, tra le motivazioni, che i soldi dei contribuenti non dovrebbero essere spesi per offendere la sensibilità dei credenti. Le opere di Enrique Chagoya sono state esposte gratuitamente. Svetlana Mintcheva, direttrice del programma National Coalition Against Censorship ha dichiatato: «Ci sono molti modi per esprimere il proprio disaccordo rispetto alle idee espresse in un’opera d’arte, che non necessitano di andare contro i principi fondanti di questo Paese: la separazione tra Chiesa e Stato e il diritto alla libertà di parola».
di Daniela Paola Aglione
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giovedì 30 settembre 2010
30 SETTEMBRE 2010 – CONTRO L’IDIOZIA DEGLI IDIOTI
I censori russi mettono a rischio la mostra Contrepoint al Louvre
“Radical Abstractionism” di Ter Oganyans censurato, e 6 artisti minacciano di non esporre
L’artista russo Avdei Ter-Oganyan
vive in “esilio” nella Repubblica Ceca, scappato dalla madrepatria per
evitare le conseguenze alle accuse d’incitamento all’odio religioso a
seguito della performance “The young Infidel” in cui ha preso a colpi
d’ascia, fracassandole, alcune icone religiose. Invitato dal Louvre di
Parigi ad esporre con altri connazionali in occasione della mostra Contrepoint, L’Art Contemporain Russe
con le opere della serie “Radical Abstractionism”, Ter-Oganyan è stato
stoppato dal Ministero della Cultura che ha impedito lo sconfinamento
dei quadri perché definiti eccessivamante provocatori. Dall’apparenza
innocente di quadri geometrico-astratti, ciascun lavoro riporta in
lingua russa frasi d’effetto: “quest’opera vuol favorire la
prostituzione” oppure “quest’opera è un appello a commettere un
attentato contro l’uomo di Stato V.V. Putin, allo scopo di fermare la
sua attività”. Ma nulla avrebbe vietato all’artista di produrre delle
copie appositamente per la mostra parigina che dovrebbe iniziare il 14
ottobre prossimo. Avdei ha rifiutato seccamente, proprio per portare
l’attenzione sulla censura messa in atto dal governo russo. Questa è la
dichiarazione che ha rilasciato al Moscow Times: «Through my refusal, I
want to attract attention to the relationship we have between culture
and the authorities, or, more precisely, to cause this absurd conflict
to escalate. My artworks were actually created for this purpose, and
they serve to vividly demonstrate the idiocy of idiots». Senza i lavori
di Ter-Oganyan, il mercante russo Marat Gelman ha fatto sapere a una
radio intervista, altri 7 artisti si rifiuteranno di partecipare in
segno di protesta verso il Ministro, e di solidarietà nei confronti del
loro “collega”. Alla mostra sono stati invitati Ilya ed Emilia Kabakov,
Pavel Pepperstein, Eric Bulatov, Aleksandr Brodsky, Komar e Melamid, e
i Blue Noses, famosi anche per aver già subìto un simile diniego per il
quadro The Era of Mercy.
di Daniela Paola Aglione
Leggi tutta la rassegna Stampa Arte su HOUSE, LIVING AND BUSINESS
mercoledì 29 settembre 2010
Davide Orlandi Dormino, le scene mutanti che cantano con l’X Factor
Di ieri l'annuncio da parte del Gruppo Campari, azienda italiana nota tanto per il beverage che per le storiche contaminazioni con il mondo dell'arte, che il calendario 2011, The Red Affair, sarà interpretato dall'attore portoricano Benicio Del Toro e raccontato dagli scatti di Michel Comte, il fotografo delle star. Benicio è soddisfatto: «Il Calendario 2011 ha un’impronta molto cinematografica, e questo mi ha molto divertito, visto che ho potuto giocare con la mia professione. Sono veramente curioso di conoscere le reazioni dei fan di Campari allo stile e alla trama di questa nuova edizione del calendario». In edizione "limitata" di 9.999 copie, un piccolo lusso, come la stessa Campari fa sapere, per dare un tributo alla star e al fotografo che ogni anno lo fanno rivivere. Mentre Internet resta uno dei candidati favoriti al Nobel per la pace 2010 del prossimo 8 ottobre, la cara vecchia scatola nera resta invece il lusso dei molti in questa nostra Italia panem et circenses, che a volte riesce a stupire senza annegarci nel solito bagno d'humus Gossipparo, passando dal quel "punto G" per molti giornalai belpaesiani al fattore x, mediaticamente conosciuto come "X Factor".
Da quattro puntate è tornata in pista su mammarai la trasmissione-casting delle (presunte o veraci) popstar della musica di domani e se ne parliamo in questa sede è perché ieri sera sono scese in campo interessanti aperture, contaminazioni e scambi dal mondo dell'arte. Chi ha visto la puntata non avrà fatto a meno di notare le "scene mutanti" del giovane artista Davide Orlandi Dormino, classe 1973, scultore e performer che indirizza la sua ricerca personale attraverso «messaggi che scuotono le coscienze», come ha raccontato ad House, Living and Business questa mattina mentre dagli studi di Milano rientrava a Roma. Davide collabora con il coreografo Luca Tommassini da quasi un decennio, sue le installazioni in movimento che hanno accompagnato il tour 2010 di Marco Mengoni "Re Matto Tour" e di Elisa, “Heart Alive Tour 2010”. «Il comunicare sta alla base del mio lavoro, dare un messaggio preciso per arrivare al più alto numero di persone e la mia presenza ad X Factor con le mie scene mutanti create in collaborazione con Tommassini, significa fare qualcosa contro l'immobilismo, il contrario della morte e per innalzare il livello culturale di questa "italietta". X Factor quest'anno è rock!». L'artista si è messo all'opera prima della selezione dei brani che i ragazzi avrebbero cantato durante la puntata del 28 settembre, il suo lavoro è iniziato con un processo di conoscenza cui ha sommato «istinto e intuizione» come ci racconta, per arrivare a far "indossare" loro le installazioni, che hanno reso la visione effettivamente più coinvolgente. «Noi (Dormino/Tommassini) costruiamo il mondo intorno a loro, alla loro personalità e devo dire che soltanto un paio ce l'hanno, gli altri sono prodotti a breve. Lavorare con Anna Oxa è stato bellissimo, ieri sera mi sono quasi commosso». L'esibizione della Oxa, che ha cantato "Tutto l'amore intorno" si è aperta con la cantante che indossava un abito/scultura fluttuante ma immobile, questi «veli al vento che la facevano sembrare una polena, in una perfetta fusione tra le parti. Alla fina c'era poi questa testa-gabbia da cui esce e si libera, questa gabbia che a volte ci costruiamo per proteggerci». Struttura/pensieri è il titolo dell'istallazione che ha accompagnato l'esibizione di Nathalie, "Pazza idea" di Patty Pravo, un mondo romantico di oggetti dipinti di bianco in sospensione sopra la giovane artista, in aperto dialogo con i suoi costumi. In questo caso l'influenza del lavoro Dormino/Tommassini è arrivata anche ai giudici, tanto che Mara Maionchi ha voluto sottolineare la scarsa "carica erotica" della performance, in relazione all'originale. Il messaggio arriva anche ai più smaliziati. La cantante Manuela, che ha interpretato "Bring me to life" degli Evanescence, è stata racchiusa dentro un grande prisma fatto di elastici, pizzo e tulle neri per dialogare con «la sua femminilità velata - non velata», ma il lavoro che ha più entusiasmato Davide Dormino, che più di tutti si è «fuso col cantante, anche per la potenza con cui ha interpretato il brano», è stata l'installazione che ha accompagnato l'interpretazione di Nevruz con "Noi ragazzi di oggi" di Luis Miguel (più che interpretazione, direi "sodomizzazione" del brano da parte del giovane casertano). L'installazione era composta dalla bandiera americana tinta di bianco, particolare un pò difficile da cogliere in questo caso, sormontata da una corona bianca, un'aureola al neon di luce bianca, a sua volta sovrastata da una flebo riempita di latte, «simbolo di purezza che, dalla flebo, va a purificare quello che sta sotto». In questa installazione c'è anche un messaggio politico. «La bandiera americana è stata dipinta di bianco per annullare quel che è stato fatto negli ultimi anni. L'America è stata simbolo di libertà, ma poi gli americani han fatto quel che han fatto» dice Davide Dormino. Non sappiamo che fine faranno le scene mutanti che hanno accompagnato la quarta puntata dello show, ma Davide ci racconta di aver avuto numerose proposte. La sua presenza in Rai non finisce qui, infatti sarà presente di nuovo col suo lavoro nelle ultime puntate di X Factor. Qui di seguito presentiamo alcune immagini di Sara Busiol, fotografo di scena, scattate presso lo studio di Rai 2 di Milano. Ringraziamo Giuseppe Andrea Chinati, postproduzione editing.
di Daniela Paola Aglione
leggi tutta la rassegna su HOUSE, LIVING AND BUSINESS
lunedì 27 settembre 2010
27 SETTEMBRE 2010 – CATTELAN/DALÍ VISTE PER VOI
Milano, una mattina a Palazzo Reale, Salvador Dalì e Maurizio Cattelan
Per un po’ saranno vicini di casa, ma in cos’altro sono vicini?
La coda per entrare a Palazzo
Reale si allunga per tutto il cortile, nell’attesa di entrare a vedere
la mostra di Salvador Dalì, “Il Sogno si avvicina”; si fa in tempo a
verder uscire almeno quattro gruppi di visitatori e alcuni sparsi che,
senza aspettare, salgono a vedere quella di Maurizio Cattelan, “Contro
le ideologie”. Dopo aver preso un po’ di sole e fumato due sigarette
(politically uncorrect dirlo?) il guardiano al piano terra sguinzaglia
l’ennesimo gruppo di cui faccio parte anch’io, salgo le scale e mi
compro da brava cittadina due ingressi, quello da cinque euro per
Cattelan e quello da nove per Dalì. La mia prima scelta mi porta a
sinistra, da Cattelan, per cui mi addentro rapida verso la sala delle
Cariatidi, benché la mia attenzione sia disturbata dalla mostra
“Di-segni d’Oriente e d’Occidente. Adonis e Marco Nereo Rotelli” per la
decoratività di ciò che mi soffermo un pò a vedere, e l’ovvietà del
lavoro esposto. Il primo incontro è con la donna crocifissa, incassata
nella parete. Con lei inizia la confidenza con un’aria strana, cioè
cominci a fare i conti con quel che vedi, perché cerchi di risolvere la
visione di quella donna immobilizzata, ma con garbo, no, ci sono le
imbottiture… se non fosse per i chiodi nei palmi forzatamente girati
all’insù (il gesto è quasi doloroso se trattenuto per soli dieci
secondi, provate) ma poi sei subito disturbato dal rumore del tamburino
che l’avatar del Cattelan che fu, sta suonando alle tue spalle da
un’altezza di dieci metri nella vetusta, malconcia e splendida sala
delle Cariatidi. E quindi segui il suono, entri nella sala e scopri che
Papa Wojtyła è stato abbattuto....
LEGGI TUTTA LA RECENSIONE di Daniela Paola Aglione
venerdì 17 settembre 2010
A COME ARTE, A COME ANATEMA - Giuseppe Veneziano si confessa su Arslife, riflessioni post Zeitgeist
Aveva più di 15 anni il castagno che Anne Frank guardava dalla finestra della sua prigione. A fine agosto, orami ammalato, un forte vento lo ha sradicato. Il proprietario del terreno decide così di renderne immortali le spoglie, inviandone frammenti in ogniqualdove. Uno di questi verrà affidato alle cure gentili, alle attenzioni metamorfiche del nostro Giuseppe Penone, cui è stato affidato il compito di traghettare la materia lignea agli oceani dell'eternità, per il parco artistico Kroller-Müller di Otterlo, in Olanda. Gesto cortese, la provocazione a riposo, sostituita da più confortevoli aure estetizzanti. Confortevoli come il gesto artistico di un Ugo Nespolo - di cui pubblicheremo l'intervista esclusiva che ha rilasciato ieri per HOUSE, LIVING AND BUSINESS Nr.6 - che della patafisica coglie l'aspetto giocoso, che delle contaminazioni con il mondo della moda, dell'arredamento o dell'editoria vuole cogliere quella capacità d'avvicinamento ad un pubblico più vasto. Lo stesso pubblico, più o meno scremato, più o meno sezionato, più o meno intenzionato, che osserva e/o compra e/o frequenta i mondani mondi dell'arte. Tutti in silenzio a seguire le bizze di un Cattelan indaffarato a comprare una moquette rossa, neanche si trattasse di trovare il Santo Graal, a vedersi un Bros (chiamato per l'occasione Davide e non Daniele, Nicolosi ndr.) in prima pagina dal Corriere della Sera del 4 agosto 2010, che ne conclama l'artisticità, a stupirsi per una Chiesa Ortodossa Russa offesa nell'intimo per le opere degli Alexander Kosolapov o dei Blue Noses di turno. Ma come recita il vecchio adagio di La Rochefoucault, Parlar bene o parlar male di una persona, l'importante è che se ne parli. Il sapore cambia quando a parlar di qualcuno lo fa il soggetto stesso. Giuseppe Venziano parla di sé, firmando un pezzo-confessione-spiegazione-giustificazione su Arslife il 13 settembre 2010. "L’arte, da sempre, ha dovuto fare i conti con un sistema sociale che tenta di imporre le proprie regole. Ma tutti sappiamo che non esiste arte se non c’è piena libertà di espressione da parte dell’artista". Non è stato semplice leggere quel soliloquio ricco di superfici piane e sdrucciolevoli. Mi sono affidata ad una delle tante spiegazioni possibili per quel "sistema sociale", quella del sociologo statunitense del secolo scorso Talcott Parsons: Ne Il sistema sociale Parsons definisce il sistema come un insieme interrelato di parti che è capace di autoregolazione e in cui ogni parte svolge una funzione necessaria alla riproduzione dell’intero sistema (fonte Wikipedia). Difficile credere che una qualche entità superna quale il suddetto sistema sociale, entri nel sistema dell'arte per dettarne delle regole. Sono forse i soggetti stessi del Sistema dell'Arte che premono nei limiti del proprio potere per convogliare artisti, scambi di mercato, valori da investimento, marketing delle anime. Come sottolinea il Giornale dell'Arte nella sua indagine, l'Anticlassifica, stilata tirando le somme delle preferenza dei propri lettori a livello internazionale. Veneziano scomoda dalle tombe Socrate, Piero Aretino, Caravaggio, Galileo, Goya, Oscar Wilde, Egon Schiele e Pasolini per citare alcuni esempi di artisti di "rottura", dimenticandosi comodamente che l'hegeliano concetto di tesi - antitesi - sintesi può avere più campi d'azione, persino la ciclicità evolutiva del pensiero e delle correnti artistiche. Ma Veneziano si ostina nel ritagliarsi un'immotivata redenzione su cui invito alla riflessione: "Ho riflettuto a lungo sul perché alcune mie opere scandalizzino e siano oggetto di polemiche. Anche in questo caso la questione è complessa. Ogni società civile è retta da diverse istituzioni. L’istituzione è regolata dalla moralità dei comportamenti umani. Tuttavia, la categoria della morale non ha niente a che fare con l’arte: assolutamente niente. Ecco perché l’istituzione e l’arte sono sempre inconciliabili, tranne quando l’artista si attiene alle direttive che vengono impartite dal sistema istituzionale. Il quel caso, però, parliamo di arte di stato, o di arte di regime." La morale ha a che fare con l'uomo stesso, difficile scinderla dalla sua stessa identità, benché ne segua i cicli storici. La domanda dovrebbe essere piuttosto "quale morale" o più imperfettamente "quali morali" ci accompagnano e la mia domanda sincera che rivolgo a Giuseppe Venziano è quale sia l'arte di regime qui, in Italia, oggi. Non molti sanno che a Milano a maggio si è consumata nel silenzio, alla galleria Antonio Battaglia, Cronache Mitologiche, la personale di Filippo Panseca, "ucciso" - come lui stesso afferma in un'intervista al Corriere della Sera del 23 agosto scorso, per essere stato amico dei potenti (Bettino Craxi, ma anche Silvio Berlusconi) nella Milano da bere, andata di traverso dopo Mani Pulite e quindi considerato artista di regime, quello socialista. Molto rumore per nulla, Veneziano, meglio il pennello che la penna.
GIUSEPPE VENEZIANO, RIFLESSIONI POST ZEITGEIST
• Arslife.it | 13 settembre 2010 | • Vai all'articolo
GIUSEPPE PENONE FIRMERA' L'OPERA TRATTA DAL CASTAGNO SRADICATO DI ANNA FRANK
• Lastampa.it | 9 settembre 2010 | • Vai all'articolo
DAL CORRIERE DELLA SERA, SEPPUR ARTE QUELLO CHE FA BROS E' ILLEGALE
• Corriere.it | 4 agosto 2010 | • Vai all'articolo
ANTICLASSIFICA, L'INDICE DI GRADIMENTO DEI LETTORI DEL GIORNALE DELL'ARTE
• Ilgiornaledellarte.com | settembre 2010 | • Vai all'articolo
DAL CORRIERE DELLA SERA, PANSECA UCCISO DAL ROVESCIAMENTO DI REGIME
• Corriere.it | 23 agosto 2010 | • Vai all'articolo
RESCA FIRMA IL PROTOCOLLO D'INTESA PER EXPO 2015, STAREMO A VEDERE
• Ilvelino.it | 13 settembre 2010 | • Vai all'articolo
TOP LOT SETTIMANA 36, ASPETTANDO I MIGLIORI LOTTI IN ASTA A SETTEMBRE
• Arcadja.com | 10 settembre 2010 | • Vai all'articolo
mercoledì 8 settembre 2010
RASSEGNA STAMPA ARTE 8 Settembre 2010
8 SETTEMBRE 2010 – PATAFISICA D’AUTORE

Erudizione e ironia a go-go, oggi è il Capodanno della Patafisica!
Se l’erudizione si trasforma con google, l’ironia è in via d’estinzione, specie se accostata alla prima variabile
L'8 settembre 1973 nasceva in Francia tal Alfred Jarry, provinciale e bizzarro figuro cui si devono alcuni meriti, quali opere del teatro dell'assurdo (Ubu Roi ne è l'esempio), la possibilità di capire successive correnti artistiche quali Dadaismo e Metafisica, ma soprattutto l'aver fondato e inventato la patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie, corrente artistica e di pensiero che esplora i territori attigui alla metafisica, si sofferma sulle eccezioni che affiancano le regole, celebra l'assurdo. Quanta nostalgia oggi questo 138° Capodanno: the day after X Factors 4 (che ho guardato e gradito come le altre migliaia di spettatori) che mi rammenta quanto spesso i sogni si prendano su somministrazione volontaria; due giorni dopo il brutale assassinio del Sindaco - ecologista nel senso più ampio del termine - Angelo Vassallo, che mi ricorda quanto si possa esser tristi per una cellula di legalità soffocata nel fango tumorale che infetta la nostra società piccolo-arrivista; il giorno dopo la morte del Popolo delle Libertà, che mi ricorda quanto sterili possano essere gli starnazzi che piallano adamantini "corridoi del potere" quand'ancora riecheggia nelle orecchie di molti la deandréana lezione che è dal letame che nascono i fior (PS: termina il 10 ottobre a Palermo, all'Ex deposito Locomotive Sant'Erasmo, "Fabrizio De André. La Mostra" l'hommenage che il capoluogo siciliano rende al grandioso poeta cantastorie a 10 anni dalla morte). La giostra gira e balla tra italiani accusati per il furto della famosa tela "I Papaveri" di Van Gogh al Museo Mahmoud Khalil al Cairo, notizia strombazzata e poi smentita, polemiche su dita medie che si erigono soltanto nel nome dell'arte a Piazza Affari a Milano, mentre si snodano le class actions per i virus finanziari che infettano le Borse internazionali e quelle dei privati cittadini... e chi più ne ha più ne metta. Se l'erudizione - nonostante le teorie superficialiste di googoliana matrice teorizzate dal giornalista Nicholas Carr nel suo The Shallows How the internet is changing the way we think, read and remember - appare ancora un traguardo arrivabile nella stragrande maggioranza dei Q.I., è l'ironia quel bene necessario che - a mio avviso - dovrebbe essere infuso nella miscela quotidiana del caffè del buongiorno.
di Daniela Paola Aglione
Erudizione e ironia a go-go, oggi è il Capodanno della Patafisica!
Se l’erudizione si trasforma con google, l’ironia è in via d’estinzione, specie se accostata alla prima variabile
L'8 settembre 1973 nasceva in Francia tal Alfred Jarry, provinciale e bizzarro figuro cui si devono alcuni meriti, quali opere del teatro dell'assurdo (Ubu Roi ne è l'esempio), la possibilità di capire successive correnti artistiche quali Dadaismo e Metafisica, ma soprattutto l'aver fondato e inventato la patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie, corrente artistica e di pensiero che esplora i territori attigui alla metafisica, si sofferma sulle eccezioni che affiancano le regole, celebra l'assurdo. Quanta nostalgia oggi questo 138° Capodanno: the day after X Factors 4 (che ho guardato e gradito come le altre migliaia di spettatori) che mi rammenta quanto spesso i sogni si prendano su somministrazione volontaria; due giorni dopo il brutale assassinio del Sindaco - ecologista nel senso più ampio del termine - Angelo Vassallo, che mi ricorda quanto si possa esser tristi per una cellula di legalità soffocata nel fango tumorale che infetta la nostra società piccolo-arrivista; il giorno dopo la morte del Popolo delle Libertà, che mi ricorda quanto sterili possano essere gli starnazzi che piallano adamantini "corridoi del potere" quand'ancora riecheggia nelle orecchie di molti la deandréana lezione che è dal letame che nascono i fior (PS: termina il 10 ottobre a Palermo, all'Ex deposito Locomotive Sant'Erasmo, "Fabrizio De André. La Mostra" l'hommenage che il capoluogo siciliano rende al grandioso poeta cantastorie a 10 anni dalla morte). La giostra gira e balla tra italiani accusati per il furto della famosa tela "I Papaveri" di Van Gogh al Museo Mahmoud Khalil al Cairo, notizia strombazzata e poi smentita, polemiche su dita medie che si erigono soltanto nel nome dell'arte a Piazza Affari a Milano, mentre si snodano le class actions per i virus finanziari che infettano le Borse internazionali e quelle dei privati cittadini... e chi più ne ha più ne metta. Se l'erudizione - nonostante le teorie superficialiste di googoliana matrice teorizzate dal giornalista Nicholas Carr nel suo The Shallows How the internet is changing the way we think, read and remember - appare ancora un traguardo arrivabile nella stragrande maggioranza dei Q.I., è l'ironia quel bene necessario che - a mio avviso - dovrebbe essere infuso nella miscela quotidiana del caffè del buongiorno.
di Daniela Paola Aglione
lunedì 6 settembre 2010
I “tableaux vivants” di Vanessa Beecroft allo Studio Nicoli di Carrara

Forse una delle ultime performace di Vanessa Beecroft prima dell'annunciata metamorfosi, quella che si è vista sabato nel chiuso ed intimo splendore degli studi Nicoli. Fila lunghissima per partecipare dei venti corpi nudi delle modelle immobili, i piedi nella polvere, nel conosciuto ma sempre invincibile e ipnotico distacco, corpi mescolati a quelli immortali dei gessi. Con VBmarmi. carrara La Beecroft - ieri nominata dal sindaco Zubbani "ambasciatrice" di Carrara nel mondo - mette in atto l'accostamento forzato tra la vita e il calore delle modelle e il freddo e l'immobilità della pietra ... per mescolare i canoni estetici inarrivabili delle fashion model a quelli comuni, mostrando come spesso la bellezza non sia necessariamente perfezione delle forme, ma la particolarità che rende unico ogni corpo. Vanessa Beecroft annuncia un'imminente nuova fase del suo lavoro che la porterà a realizzare opere in cui i corpi saranno corpi costruiti con un collage di marmi diversi in modo da essere antimonumentali.
I CORPI ANTIMONUMENTALI DELLA BEECROFT AL LABORATORIO NICOLI
Repubblica.it | 5 settembre 2010 | Vai all'articolo
PERFORMANCE DELLA BEECROFT ALLA BIENNALE DI CARRARA
Adnkronos.com | 4 settembre 2010 | Vai al sito
IN CODA PER LE MODELLE DELLA BEECROFT A CARRARA
Ansa.it | 5 settembre 2010 | Vai al sito
ARSLIFE, RIFLESSIONI AL VETRIOLO SULLA TREMONTI A MILANO
Arslife.it | 6 settembre 2010 | Vai all'articolo
DAMIEN HIRST ACCUSATO DI PLAGIO
Adnkronos.com | 3 settembre 2010 | Vai all'articolo
HIRST, PLAGIO O INVIDIA?
Exibart.com | 5 settembre 2010 | Vai all'articolo
LARRY GAGOSIAN APRE GALLERIA A PARIS
Flashartoniline.it | 3 settembre 2010 | Vai all'articolo
MEDICAL WOODBLOCK PRINTS FROM 19th CENTURY JAPAN
Pinktentarticle.com | 6 settembre 2010 | Vai all'articolo
TOP LOT SETTIMANA 35
Arcadja.com | 3 settembre 2010 | Vai all'articolo
di Daniela Paola Aglione
LEGGI LA RASSEGNA STAMPA DI ARCHITETTURA, DESIGN, COSTRUZIONI, REAL ESTATE, FINANZA, ECONOMIA, URBANISTICA, TECNOLOGIA E CULTURA VERDE SUL MIO HOUSE LIVING AND BUSINESS
domenica 8 agosto 2010
IDEECOSTRUTTIVE TORNA A SETTEMRE
Ideecostruttive work in progress – torna a settembre
Dal caos del linguaggio delle idee alla trasparenza delle scelte condivise sulla cultura dell’abitare
A partire dalla green economy e dall’ecosostenibilità ambientale continueremo
ad interrogarci sul senso dell’abitare.
Dopo le tappe milanesi partite l’11 giugno dalla Triennale e concluse il 22 luglio alla Design Library, il ciclo d’incontri, *il laboratorio dell’Industria dell’Abitare, riparte da Settembre e proseguirà tutto il 2010 facendo tappa nelle principali città italiane, per discutere con i protagonisti, intellettuali – professionisti – imprenditori, e con voi cittadini, sulle trasformazioni delle forme dell’abitare. Con aperture, scambi e contaminazioni tra Energie alternative, Urbanistica, Sociologia, Eco pensiero, Architettura, Design, Edilizia, Costruzioni, Real Estate, Tecnologia, Arte, Arredamento, Cultura verde.
IL CALENDARIO DI IDEECOSTRUTTIVE*
AUTUNNO/INVERNO 2010
IDEECOSTRUTTIVE*7
Il 23 Settembre 2010 saremo a Milano, presso l’Ordine degli Architetti
IDEECOSTRUTTIVE*8 e 9
Il 7 Ottobre 2010 saremo a Biella, presso Cittadellarte Fondazione Pistoletto e a Milano presso l’ADI (Associazione Disegno Industriale)
IDEECOSTRUTTIVE*
A Novembre 2010 saremo a Brescia, presso l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia, a Milano presso l’Urban Center e a Roma.
Saremo anche a Lugano, Bergamo, Genova, Torino, Venezia, Bologna, Ascoli Piceno,
Urbino e Napoli.
Invitiamo voi cittadini a segnalarci dove vorreste facessimo tappa, invitiamo le istituzioni o gli spazi pubblici a segnalarci la loro disponibilità a collaborare con noi ospitando uno degli incontri a concorso@ecohousing-art.it
Io e il resto dello staff del concorso siamo in vacanza, torniamo l'1 settembre 2010
Dal caos del linguaggio delle idee alla trasparenza delle scelte condivise sulla cultura dell’abitare
A partire dalla green economy e dall’ecosostenibilità ambientale continueremo
ad interrogarci sul senso dell’abitare.
Dopo le tappe milanesi partite l’11 giugno dalla Triennale e concluse il 22 luglio alla Design Library, il ciclo d’incontri, *il laboratorio dell’Industria dell’Abitare, riparte da Settembre e proseguirà tutto il 2010 facendo tappa nelle principali città italiane, per discutere con i protagonisti, intellettuali – professionisti – imprenditori, e con voi cittadini, sulle trasformazioni delle forme dell’abitare. Con aperture, scambi e contaminazioni tra Energie alternative, Urbanistica, Sociologia, Eco pensiero, Architettura, Design, Edilizia, Costruzioni, Real Estate, Tecnologia, Arte, Arredamento, Cultura verde.
IL CALENDARIO DI IDEECOSTRUTTIVE*
AUTUNNO/INVERNO 2010
IDEECOSTRUTTIVE*7
Il 23 Settembre 2010 saremo a Milano, presso l’Ordine degli Architetti
IDEECOSTRUTTIVE*8 e 9
Il 7 Ottobre 2010 saremo a Biella, presso Cittadellarte Fondazione Pistoletto e a Milano presso l’ADI (Associazione Disegno Industriale)
IDEECOSTRUTTIVE*
A Novembre 2010 saremo a Brescia, presso l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia, a Milano presso l’Urban Center e a Roma.
Saremo anche a Lugano, Bergamo, Genova, Torino, Venezia, Bologna, Ascoli Piceno,
Urbino e Napoli.
Invitiamo voi cittadini a segnalarci dove vorreste facessimo tappa, invitiamo le istituzioni o gli spazi pubblici a segnalarci la loro disponibilità a collaborare con noi ospitando uno degli incontri a concorso@ecohousing-art.it
Io e il resto dello staff del concorso siamo in vacanza, torniamo l'1 settembre 2010
sabato 7 agosto 2010
ANDY Artista è una parolaccia. Il mio è un gesto tamarro, io sono grigio scuro, giallo e viola fluo

Una mattina di mezz'estate decido di passeggiare fuori dal centro di Monza, le ferie sono iniziate da poche ore per cui la voglia è anche quella di staccarsi dagli autoctoni che d'abitudine faticano a sorridere, a salutare. La testa ronza per l'eccesso di leggerezza e deficit da iperstimolo, senza neanche accorgermene mi ritrovo a San Rocco, dove l'aria profuma di soffritto, vernel e acque nere. La visione del canale Villoresi in Corso Milano mi ha precipitato troppo in fretta nella sindrome di Siddharta, rischio l'embolo animico "Chi fosse riuscito a comprendere quell'acqua e i suoi segreti avrebbe compreso anche molte altre cose, molti segreti, tutti i segreti. Ecco quel che il cuore vedeva, quest'acqua correva, correva, sempre correva, eppure era sempre lì, era sempre e in ogni tempo la stessa, eppure in ogni istante un'altra! Oh, chi potesse afferrar questo mistero, comprenderlo!"
Seduto in preda allo svuotamento dalle certezze lavoralguadagnative, la testa sospesa tra le mani, la mente a forma di Hesse... proprio in quel momento mi si avvicina un singolare profilo, esile, il passo leggero negli infradito, in testa una scultura platino che sfida le leggi della gravità. Mi punta addosso uno sguardo verde, un occhio è cerchiato d'arancio, la narice sinistra da un anello, lui indossa del nero violato da innesti colorati. Inizia a parlare che neanche me ne accorgo, la voce d'un tono basso da cantante wave su di me ha l'effetto di un mantra, ma tradisce a tratti un animo sovraccarico di fantasia.
"... comunque ciao, mi chiamo Andy."
Andy? Ho appena incontrato Andrea Fumagalli, mentre invece avrei scommesso gli ultimi stipendi di aver incontrato un monaco Chi Kung in versione neopop, un Monkung Pop, ecco. Incuriosito decido di seguirlo e lui mi conduce nella sua casa-studio, un ex spazio industriale ordinariamente ordinato all'esterno, ma attraversata la porta verde mi si apre davanti una paranza di colori fluo che magnetizzano tutta la luce a disposizione per rigettarmi negli occhi un caleidoscopio di iconografie anni settanta, ottanta e novanta.
Da dovunque mi guardano Biancaneve e Candy Candy, Michael Jackson, Marylin, Lamù, Audrey Hepburn, Lupin, Elvis Presley, occhi iridati e bocche carnose, come fossi nella tana di un collezionista sadico che ha fatto del colore una ragion d'essere.
"Saturo, non sadico" mi precisa Andy "la tipica cosa per cui i borghesi dicono "è troppo". Io sono nel troppo, nel riempimento. Questa è la mia ricerca.
"Paura del vuoto?" maligno io.
"Paura del vuoto NO! Il mio è un gesto tamarro, è come quello che trucca il motorino e poi ti disturba quando passa, è il DJ Set a volume troppo alto, le orecchie piuttosto me le spacco pure io. Se sapevo d'incontrarti mi facevo la vodka del mattino, invece dei tre caffè."
Mi aggiro tra le stanze e mi imbevo di tutto quel che vedo, quadri con Minnie, Dick Dastardly, Chobin, Lady Oscar, Creamy, Pacman, BarbaPapà, Jim Morrison, un grammofono con un'occhio che mi punta, popbass femminili coi baffi con donne che fumano provocanti e irriverenti, c'è persino l'orrido puff di Fantozzi, ma questo qui del Monkung Pop non si prende beffe solo dell'equilibrio fisico, ma anche di quello mentale perché è la psichedelia all'ennesima potenza. Questo è troppo, vengo colto da una grande nostalgia, tutto quel colore, tutti quei ricordi... mi sembra d'essermi affacciato alla finestra di un tendone di un circo dove tutto è scintillante, sfavillante, luccicante ma mi lascia addosso una grande nostalgia che mi fa da denominatore. "C'è tristezza, qui." Gli dico.
Andy mi "rincuora" dicendomi: "Sei tu che ci vedi tristezza, che rivedi il tuo passato con nostalgia. In quello che faccio c'è giocosità e frizzanteria, metto in atto quello che sognavo all'età di quando vedevo quel tipo di iconografia. Io da pischello sognavo di vivere esattamente come vivo adesso e infatti il sogno si è espanso all'ennesima potenza perché non c'è più un obiettivo. Se penso a me a 13 anni, sognavo esattamente di vivere in uno spazio industriale, di fare esattamente questo tipo di vita e di campare con la mia creatività. Ho io una cura per te."
Mi squadra, decide che abbiamo la stessa età (è vero!) e m chiede: "Che profumo usavi da ragazzino?" Scavo nella mia memoria e "Drakkar Noir!" gli rispondo.
"Ottimo anch'io, ti preparo un drink". Se ne va in cucina lasciandomi "da solo" (si fa per dire con tutta quella gente che mi guarda) e mi faccio un altro mezzo giro ma stavolta su me stesso e mi arriva addosso tutta l'esondazione della fantasia di Andy, scena dentro scena, come in un film impazzito. Intorno tutto mi guarda quasi a volermi giudicare e m'inchioda in una terra di mezzo, quello spazio fisico e immaginario che misura esattamente la distanza tra le sue opere d'arte e lo spettatore. Immobile e rigido nella mia posizione goffa gli urlo all'altra stanza la mia sensazione, gliela descrivo con quella mia tipica deformazione professionale da prosivendolo giornalaio tanto che mi sento rispondere "Supercazzola!"
"Eh?" gli faccio eco in uno stile decisamente meno ricercato. Andrea esce dalla cucina e con due bicchieri con del liquido colorato dentro e mi ripete: "Supercazzola."
"Cioè?" Usando di nuovo la mia verve giornalistica. "Supercazzola. Vuol dire che le tue parole suonano bene in una situazione comoda, ma non corrispondono al mio pensiero. Io non guardo mai i miei quadri, non li vedo più, io esaurisco il meccanismo, guardo solo se i cataloghi sono stampati bene se ci sono errori di ortografia poi li vendo o li lascio in conto vendita, non mi appartengono più, ce li ho ma non li guardo. E' il primo anno che vorrei una casa tutta mia, ho bisogno di un posto dove staccare da tutti i colori, capire che una giornata o una nottata è anche finita, perchè sennò ti fagocita, colori suoni, è una saturazione continua e a volte vorrei un bilocale tutto bianco senza spigoli, prorpio per staccare da tutto. Ti senti osservato nella terra di mezzo..... che supercazzola, la userò."
Mi porge il bicchiere e finalmente capisco perché da qualche secondo ho cominciato a sentirmi meglio, più a mio agio con tutto quell'overload di icone, persino allegro e divertito.
"La ricetta è in parte della nonna di una mia amica. Bevi, c'è vodka, succo di frutta e una leggera dose di Drakkar Noir. E' fichissimo devi provare. Io lo faccio spesso e non ho avuto ripercussioni strane, ce n'è uno zic, così ti bevi i tuoi ricordi."
Bevo e mi guardo intorno, il vulcano intanto si accende una sigaretta: "Nei miei quadri si riapre una porta del passato e prende nuova vita. Oggi il trentottenne rimbambito trova un posto sul pianeta e fa le mostre con i suoi ricordi! Metto in atto la programmazioe infinita che ho nel cervello. C'è estremo divertimento e goliardia del ricordo, assolutamente non c'è malinconia. Va meglio?"
Va meglio. Il Drakkar e la vodka cominciano a fare effetto, sono le undici e un quarto del mattino e le mie resistenze si sciolgono come burro al sole. "Sto meglio, sarà l'effetto placebo del profumo" gli dico.
"Effetto placebo? Interessante. I filippini negli anni settanta si erano inventati questa tresca: simulando con interiora di animali facevano finta di entrarti nella pancia con le mani, ti estirpavano il male e poi non lasciavano neanche un segno. Da un lato era una presa per il culo dall'altra sai quanta gente è guarita? La prima volta che ho fatto Chi kung, cosa che oramai faccio da sette anni, ne sono stato inconsapevole. Ti racconto una storia: 2 settimane prima del concerto di David Bowie, nel 2002, ho avuto un pnx a un polmone, cioè mi si è sgonfiato come un palloncino. Fa un male della madonna e succede a persone con un sistema alveolare particolare e a persone magre. E' abbastanza diffuso ma non lo sapevo, per cui mi sono cagato addosso perchè fa un male porco, stavo suonanaod il sax a luglio, era anche un periodo stressante e mi hanno ricoverato per un drenaggio e per far sì che il polmone si riattaccasse alla pleura. Quando al terzo giorno questa cosa non era ancora successa, uno degli infermieri mi diede un suggerimento prezioso: Hai presente il dolore intercostale? quando hai quel dolore che non puoi più riuscire a respirare, lì è dove si attacca un pezzetto di pleura. Più vai sopra, più ti fa male e più il polmone ti si riattacca alla pleura. Io allora non avendo un cazzo da fare - e poi in ospedale mi diverto sempre, c'ho sempre cinque o sei nonni nuovi, faccio sempre un pò da animatore - quella notte mi son messo lì e dalle nove e mezzo di sera alle sei del mattino io mi sono riattaccato il polmone. Lo percepivo pezzetto per pezzetto... altro che percepire, mi faceva un male della madonna!
Tu hai delle bellissime limitazioni mentali, come ad esempio quella di prendere in considerazione soltanto il cervello. La mente è l'hard disk ed è sicuramente importante, ma tutto il tuo corpo è importante. Da qui nasce il principio alchemico con il quale porto avanti tutto il mio lavoro. Io sono un discostante, un dispersivo, un compulsivo sessuale, per cui ho bisogno di qualcosa di didattico, ogni giorno faccio mezz'ora di sax e mezz'ora di Chi Kung e anche se sono 'mbriaco, fuori casa o fuori bo, non faccio mancare questo appuntamento fisso con la didattca che mi permette di radicare e contenere la dispersione."
E senza ne ma ne ba accende il proiettore e comincia a guardare delle immagini. Scorre un'altro fiume di Puffi, Andy Wharol, Paperino, Kate Moss, Cindy Loper, Occhi di gatto, Madonna, rose, stanze colorate... a volte si sofferma su un dettaglio, lo ingrandisce e lo studia a fondo, poi passa a Belèn, Silvio Berlusconi...
"Aspetta!" gli dico, "ti commissiono un quadro, dipingimi Berlusconi in Italia, il paese delle meraviglie!"
Mi risponde divertito "E' strano, sembra quasi di baciare un uovo."
"Un uovo? Un uomo, volevi dire." Gli rispondo.
"No, no. Volevo dire un uovo, mi fa troppo ridere l'idea di baciare un uovo. Che ci sarebbe di strano a baciare un uomo, a chi piace naturalmente, io l'ho fatto una volta ed ero ubriaco, ma giusto per scherzo." Ride.
"Sì ma l'hai anche cantato." Insito, senza sapere che quella canzone - "Forse" - l'ha cantata sì Andrea Fumagalli all'epoca dei Bluvertigo, ma il testo è di Morgan con qualche intervento di Andy. Infatti prosegue "Quella era un'idea di Morgan, che basa la sua vita con le supercazzole. Voleva dare quest'aura di bisessualità, a me poi! Lui è spietato e cattivo dentro, un bambino frustrato che se può fare dei tranelli agli amici li fa, è la sua natura. Poi era il momento del bacio tra lui e Andrea Pezzi con la gamba alzata... alla fine esausto ho detto sì e ho cantato uomo con la emme, non uovo. Adesso cerco la foto di Freddy Mercury all'uscita di Wembley con corona e mantellone e te lo vesto così, però con le scarpe da ginnastica, senza tacchi, e lo coloro di verde militare coi bordi oro. Se lo metto nell'"Italia paese delle meraviglie" m'immagino la valle degli orti con una gondola bellissima e il Colosseo ricoperto d'oro e il Cenacolo di sfondo che fa il cielo."
"Ma sei sempre così, Andy?" E' il Drakkar che parla.
"Dal mese di novembre alla fine di febbraio io entro in una fase di secchezza di argomenti e di autostima, in cui rielaboro tutto quello che è successo durante l'anno.
Io coloro i miei dipinti, non il mondo, per un'esigenza esibizionista di sfruttare l'eccitazione molecolare dei colori fluorescenti perché sono più accesi degli altri. Ma il mondo non è grigio, l'inverno è grigio, a causa dello spettro della luce bianca fra le nubi che fanno da filtro che desatura i colori. Io sono grigio scuro, giallo fluo e viola fluo perché ho diverse fasi... La musica è indaco fluo e giallo fluo, come tutto, sono due complemetari che si relazionano. Sono i miei prediletti. Io dipingo perché mi diverto e mi ci trovo, penso invece che artista sia una parolaccia della Madonna, io sono una persona che vive di creatività. Artista è una questione di brand, di slogan, di nomignolo e non di percezione spiritual creativa, è un nomignolo. Tutti sono creativi a modo proprio, anche uno manager o uno che lavora per un'impresa di pulizie."
Con questo pensiero, la vodka e il Drakkar Noir in corpo lascio Fluon, il laboratorio delle meraviglie. Sotto il braccio ho il dipinto immaginario che Andy ha dipinto per me. Forse ho imparato a far pace col passato, forse sono capace di tornare nel suo studio e immergermi nel festival del revival '70/'80/'90 duemila e via discorrendo. Forse ho fatto la pace con tutto, anche con i colori reali, perché nello spazio di un mattino quel Monkung Pop mi ha dipinto dentro uno Yin e Yang a forma di spirale sferica, arancio e azzurro fluo: "Siamo tutti inspigolati in cubi alla Le Corbusier, io invece sono molto più per Gaudì, per le rotondità, il continuo della natura, in natura è tutto circolare. E' più facile che ti immagini una spirale che ti permette di svolgere un percorso, l'obiettivo si sposta, vedi sempre cose differenti, cose sempre più interessanti perché il percorso. La ricerca segue sempre una circolarità. La spirale è dal microcosmo al macrocosmo, qualcosa che gira in piccolo e poi si espande in grande. Nel taoismo tutto gira attorno alla cellula, ma anche nell'atomo accade, c'è una carica positiva e una negativa in rotazione tra loro, ma tutto l'universo gira e ha una propria orbita e tu sei l'antenna. Quando fai il radicamento (ndr. pratica del Chi Kung) ti poni come un'antenna tra terra e cielo e diventi un punto di canalizzazione della rotazione. C'è una persona che sta scrivendo un libro sui miei pensieri, sui miei Andysmi... l'ho chiamato come il mio programma radiofonico... princìpi piuttosto che note biografiche, un progetto strano iniziato molti mesi fa... come ti sei accorto io ramifico molto." Così, sulla scia della ramificazione, persino i pochi alberi che mi lascio alle spalle camminando sotto un sole bollente mi ricordano i lavori di Marcel Calberer. Forse anche lui dev'essere passato di qua.
un racconto/intervista di Daniela Paola Aglione
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